Chiamalo scemo...

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Descrizione

Già insignito del premio speciale della giuria al Premio letterario casentino 2017, il romanzo celebra l’amore materno e il rispetto delle diversità in un ambiente chiuso e provinciale quale quello della Sicilia della prima metà del Novecento. Nuccio Liccasardi viene alla luce nell’anno 1900, in casa. Le complicanze durante il parto gli procurano un handicap intellettivo che, com’era consuetudine a quel tempo, gli costa il primato di «scemo del villaggio». Ciò nonostante, la forza, la sagacia e la perseveranza della madre, la gnà Santina, consentono al ragazzo di condurre un’esistenza quasi normale, portandolo addirittura, in virtù di una serie di burleschi equivoci, a diventare podestà del paesello di Villalba Sicania durante il ventennio fascista, e poi addirittura sindaco tra le file della Democrazia cristiana nell’immediato dopoguerra. Mezzo secolo dopo la morte di Nuccio, il professore in pensione Agostino Munnafava si ritira a vita privata proprio a Villalba Sicania, suo paese natale: studiando la storia del borgo, si imbatte nella figura di Nuccio e, affascinato, propone di intitolargli la piazza del paese, mentre della gnà Santina, vera artefice di quell’intensa attività politica e sociale, nessun libro di Storia conoscerà mai l’esistenza.

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Già insignito del premio speciale della giuria al Premio letterario casentino 2017, il romanzo celebra l’amore materno e il rispetto delle diversità in un ambiente chiuso e provinciale quale quello della Sicilia della prima metà del Novecento. Nuccio Liccasardi viene alla luce nell’anno 1900, in casa. Le complicanze durante il parto gli procurano un handicap intellettivo che, com’era consuetudine a quel tempo, gli costa il primato di «scemo del villaggio». Ciò nonostante, la forza, la sagacia e la perseveranza della madre, la gnà Santina, consentono al ragazzo di condurre un’esistenza quasi normale, portandolo addirittura, in virtù di una serie di burleschi equivoci, a diventare podestà del paesello di Villalba Sicania durante il ventennio fascista, e poi addirittura sindaco tra le file della Democrazia cristiana nell’immediato dopoguerra. Mezzo secolo dopo la morte di Nuccio, il professore in pensione Agostino Munnafava si ritira a vita privata proprio a Villalba Sicania, suo paese natale: studiando la storia del borgo, si imbatte nella figura di Nuccio e, affascinato, propone di intitolargli la piazza del paese, mentre della gnà Santina, vera artefice di quell’intensa attività politica e sociale, nessun libro di Storia conoscerà mai l’esistenza.

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