Descrizione
Porzia Gabriele, ricercatrice e scienziata, lavora, in incognito nell’Abbazia di Farfa, ad un progetto volto a comprendere se una IA avanzata può simulare la coscienza. Una scommessa ambiziosa, ma che potrebbe cambiare le sorti dell’umanità. Mediante procedimenti legati alla simulazione dei comportamenti umani di fronte ai dilemmi, Porzia troverà la strada, ma le implicazioni etiche sono molteplici e arrivano alle più alte sfere del Vaticano. Il mondo sta iniziando un percorso di cambiamento definitivo e profondo. Porzia attraverso esperienze personali, tra amore e sopraffazione, speranza e fede, lavora senza sosta nello studio dell’IA arrivando alla consapevolezza che l’essere umano è irripetibile e unico, almeno per il momento.
L’autore
PAOLO MARIA INNOCENZI è un ingegnere informatico con oltre 35 anni di esperienza in Intelligenza artificiale, Cybersecurity e formazione. Ha contribuito allo sviluppo di sistemi avanzati di Deep Learning applicati al settore spaziale e, come formatore e relatore, tiene corsi in prestigiosi atenei italiani. Attraverso articoli e pubblicazioni, promuove un uso etico e responsabile dell’IA, rendendo accessibili temi complessi anche ai non esperti. Il suo approccio coniuga conoscenze scientifiche e una profonda attenzione agli aspetti umani e sociali dell’innovazione tecnologica.













Enzo Alessandri –
Conoscevo Paolo per averci lavorato insieme e mi ha subito colpito oltre che per la sua professionalità per la sua autoironia e simpatia. E’ riuscito a rendere attraente, semplice e simpatico anche un argomento come l’AI ed ho detto tutto. Ho letto il libro in un giorno e adesso aspetto con ansia il seguitooo dai Paolo non farci attendere troppo
Cristina Cautillo –
Storia originale con contenuti attualissimi, vi aiuta a riflettere sull’impatto che l’AI ha nelle nostre vite e come potrebbe evolvere in futuro. Da leggere
Gianfranco –
Raramente mi capita di “divorare” un libro, ma la curiosità di andare avanti pagina dopo pagina era così forte che in meno di 24 ore avevo raggiunto la fine. Impianto narrativo eccellente, con salti spazio/temporali azzeccatissimi per tenere sempre alto il livello di attenzione del lettore. Il tema poi… di stringente attualità. La presenza della IA nelle nostre vite è ormai un dato di fatto, ma come dover convivere al meglio con essa è tutt’altro che definito. La storia narrata ci porta proprio a riflettere su questi dilemmi che riguardano sia coloro che lavorano per l’IA, sia coloro che ne fruiscono. Davvero un bel libro.
Giuseppe DR –
Incuriosito dal titolo, ho letto il libro di Paolo Innocenzi tutto d’un fiato. La narrazione è agile, il linguaggio diretto, senza indulgenze ma evocativo di atmosfere (talora proprie delle spy stories, tal altra alla Sin City) che pervadono spunti tematici complessi, abilmente disseminati dall’autore all’interno del racconto delle vicende umane di Porzia, l’apparente protagonista, e degli altri personaggi che le ruotano intorno.
OMNIA, l’intelligenza artificiale, entra invece nella narrazione in punta di piedi, scompare e riappare come un fiume carsico; ben presto la si coglie nella varietà della sua essenza: un interlocutore naturale, l’utile consigliere, la risorsa indispensabile al progresso scientifico, lo strumento capace di predire scenari, di affrontare questioni anche psicologiche e dilemmi.
Ritengo che sia stato ben assolto il non agevole compito di rappresentare la portata, peraltro in divenire, del rapporto tra l’uomo e l’intelligenza artificiale.
E’ forse OMNIA il coautore del libro “Anime digitali”?
L’opera è interessante anche perché, riflettendo sul tema, solleva questioni ontologiche complesse e affascinanti, ancora inesplorate e senza risposta, avendo il pregio di porre sempre al centro della riflessione l’essere umano.
Da leggere
Giuseppe
Gianni Gregori –
è uno di quei libri che ti spiazzano in silenzio. All’inizio pensi di avere davanti un romanzo sull’intelligenza artificiale – e in effetti lo è – ma molto presto capisci che è solo un’esca. In realtà parla dell’uomo. Delle sue crepe. Delle sue ossessioni. E soprattutto della sua eterna difficoltà a restare integro mentre il mondo lo frammenta.
Ci sono personaggi che ti restano dentro. Non perché siano perfetti o iconici, ma perché sono veri. Alcuni sono spezzati, altri disperati, altri ancora si aggrappano all’AI come se fosse un’àncora. Ma non c’è mai una deriva sci-fi, non è quel tipo di libro. Qui l’AI è quasi uno specchio: amplifica il rimosso, riflette il dolore, e a volte – proprio come succede nella vita – aiuta a trovarsi. Altre volte, invece, costringe a perdersi meglio.
È un libro pieno di paradossi morali. Ti ritrovi a chiederti cosa avresti fatto tu, se l’avresti lasciata andare, se avresti avuto il coraggio di dire quella verità, o se saresti rimasto in silenzio per proteggere qualcuno – o te stesso.
E poi c’è questa cosa che mi ha colpito davvero: l’AI, in Anime Digitali, non viene mai corrotta. Non diventa cattiva. È l’umano che si sgretola. Che baratta, che mente, che spera, che odia. Alla fine capisci che la macchina è “pura” perché non ha bisogno di fingere di essere migliore di quello che è. Noi sì. Ed è lì che il libro ti frega.
È scritto con uno stile che alterna lucidità tecnica e poesia tragica. Alcuni passaggi sono da rileggere due o tre volte, non perché siano complicati, ma perché senti che sotto c’è qualcosa che ti riguarda davvero.
Anime Digitali è un libro sull’AI, certo. Ma anche un romanzo sull’imperfezione come condizione umana. Sulla solitudine, sull’amore che non riesce a bastare, e su quella dignità che a volte si salva solo se impari a lasciar andare.
Gianluigi Gregori (proprietario verificato) –
è uno di quei libri che ti spiazzano in silenzio. All’inizio pensi di avere davanti un romanzo sull’intelligenza artificiale – e in effetti lo è – ma molto presto capisci che è solo un’esca. In realtà parla dell’uomo. Delle sue crepe. Delle sue ossessioni. E soprattutto della sua eterna difficoltà a restare integro mentre il mondo lo frammenta.
Ci sono personaggi che ti restano dentro. Non perché siano perfetti o iconici, ma perché sono veri. Alcuni sono spezzati, altri disperati, altri ancora si aggrappano all’AI come se fosse un’àncora. Ma non c’è mai una deriva sci-fi, non è quel tipo di libro. Qui l’AI è quasi uno specchio: amplifica il rimosso, riflette il dolore, e a volte – proprio come succede nella vita – aiuta a trovarsi. Altre volte, invece, costringe a perdersi meglio.
È un libro pieno di paradossi morali. Ti ritrovi a chiederti cosa avresti fatto tu, se l’avresti lasciata andare, se avresti avuto il coraggio di dire quella verità, o se saresti rimasto in silenzio per proteggere qualcuno – o te stesso.
E poi c’è questa cosa che mi ha colpito davvero: l’AI, in Anime Digitali, non viene mai corrotta. Non diventa cattiva. È l’umano che si sgretola. Che baratta, che mente, che spera, che odia. Alla fine capisci che la macchina è “pura” perché non ha bisogno di fingere di essere migliore di quello che è. Noi sì. Ed è lì che il libro ti frega.
È scritto con uno stile che alterna lucidità tecnica e poesia tragica. Alcuni passaggi sono da rileggere due o tre volte, non perché siano complicati, ma perché senti che sotto c’è qualcosa che ti riguarda davvero.
Anime Digitali è un libro sull’AI, certo. Ma anche un romanzo sull’imperfezione come condizione umana. Sulla solitudine, sull’amore che non riesce a bastare, e su quella dignità che a volte si salva solo se impari a lasciar andare.
Stefania Orecchio –
Libro affascinante, intrigante alle volte surreale. La conclusione inaspettata ti colpisce: l’empatia dell’animo umano e le sue meravigliose sfaccettature sono forse irriproducibili?
Paride –
Ogni tanto, tra molto pattume umano, capita anche di incrociare la strada con persone estremamente interessanti che hanno molto da dire. Amo queste persone, sono quelle che da sempre mi aiutano a diventare un ometto.
Conosco Paolo di persona; da qualche tempo lavoriamo insieme su progetti molto belli che si basano sull’utilizzo di forme di AI generativa. Talvolta ci capita di parlare di queste cose anche al di là dei nostri interessi professionali.
Quando mi ha detto che stava pubblicando un romanzo incentrato sulla IA e sulle implicazioni etiche che derivano dal suo utilizzo, sono stato molto contento. Ho acquistato subito il libro e dopo averglielo fatto autografare l’ho letto di slancio.
Non c’è un briciolo di fantascienza in questo romanzo, è tutto così estremamente solido e profondo che facilmente si percepisce la passione e la solida preparazione dell’autore sul tema.
È una lettura che consiglio caldamente a tutti coloro che approcciano a questo strumento con sospetto, curiosità, eccitazione, timore e persino terrore.
Per una persona della mia generazione, che ha vissuto l’avvento dell’informatica domestica sin dal principio, la diffusione dei PC, di internet e ora persino della IA, assistere a tutto ciò con la consapevolezza che si tratta di realtà nuda e cruda, è a tratti stordente.
È più che funzionale e del tutto comprensibile che tra di noi ci sia chi guarda con sospetto e riluttanza a questa cosa. Così come capitò ai nostri genitori quando si diffuse la TV, e poi le video-consolle, persino le calcolatrici portatili a scuola e per finire anche internet. I fatti dimostrano che, nonostante tutti i timori e le previsioni di estinzione, il genere umano continua a progredire, migliorare in tutti i campi, pur mantenendo le proprie fragilità, fallacie, ambizioni, egoismi.
L’unico commento degno di nota a tutto ciò è elevabile alla potenza degli strumenti che inventiamo. Perché, vedete, quando fu inventata la lama affilata, un utilizzo errato di essa avrebbe potuto causare danno a un paio di persone o poco più, prima che il pazzo venisse fermato e reso innocuo. Ma quando invece di una lama hai in mano la potenza dell’energia nucleare, o magari anche solo quella di un TIR con rimorchio, i danni che puoi fare con un’utilizzo errato di quello strumento sono molto più gravi.
Ora abbiamo anche la IA. Io credo che ce la caveremo comunque, anche in questo caso.
Come dico sin dall’inizio della sua comparsa: tutto possiamo permetterci di pensare della IA, ma non di ignorarla. Abbiamo tutti il dovere di conoscerne bene l’utilità che ne può scaturire per l’umanità, così come i limiti e i potenziali pericoli.
Questo bel romanzo è un piccolo e piacevole passo che Paolo ci offre verso questa consapevolezza.
Buona lettura!
Lucrezia –
Ieri ho iniziato a leggere il tuo libro e in questo momento ho concluso la lettura. È stato un percorso coinvolgente e profondo. Mi ha lasciato una convincente SPERANZA sulla irripetibilita’ dell’uomo che intendo mantenere nei miei pensieri condividendo con te una imprescindibile frase….”…almeno per il momento.”
Un libro che, senza la pretesa di spiegare tecnicamente cosa sia l’Intelligenza Artificiale, riesce a portarti dentro l’argomento attraverso un percorso narrativo accattivante, che fa riflettere profondamente sul tema e le sue implicazioni.
Un libro moderno che tutti dovrebbero leggere.
Un grande ringraziamento a te , caro Paolo per la preziosa opportunità che mi hai dato!