L'arma del potere - Perversioni e corruzione in parlamento
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L'arma del potere - Perversioni e corruzione in parlamento

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No, amore, no. Questo lo farà solo l’uomo che mi sposerà

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Descrizione

In un misterioso palazzo siciliano, tra il 1960 e il 1990, si consumano delitti e oscuri suicidi le cui insospettate radici e ripercussioni conducono ai corridoi del Parlamento italiano. Un filo rosso collega le morti a intrighi di mafia e politica, a vicende sentimentali in cui l’amore ha il sapore della vendetta e il sesso si rivela strumento di potere. Sullo sfondo degli ambienti politici nazionali tra gli anni del boom e la vigilia di Mani Pulite, in una visione cinica del malaffare imperante, cui nemmeno il Vaticano si sottrae, vittime e carnefici, vendicatori e giustiziati confondono impulsi morali e spregiudicatezza dando vita a un’allegoria di maschere che nascondono sempre la stessa faccia. La Giustizia appare come un valore strumentale, egoismo e avidità dominano l’agire umano mentre l’amore, pur soccombendo, rilancia il gioco e innalza la posta a dismisura. Chi è Paola N., la bella interprete parlamentare da cui tutti sono attratti? Che legami ci sono tra lei e le misteriose morti del “palazzo maledetto”? Chi veramente detiene il potere nel Belpaese e grazie a quali collusioni? Per quale ragione gli scandali annunciati finiscono insabbiati? Quanta autonomia possono conservare le forze dell’ordine in una nazione governata dalle nozze tra politica e crimine? Thriller giallorosa con risvolti gotico sentimentali, il romanzo di Pascal Schembri travalica i generi e mescola le carte sul piano narrativo rientrando in tutti i possibili schemi anziché sfuggirli. Il lieto fine agrodolce mette a nudo una società in cui il Bene trionfa sul Male rinunciando a buona parte dell’originale purezza.

AUTORE Nato a Realmonte (Ag), Pascal Schembri vive a Parigi da più di trent’anni. Talento incredibilmente prolifico, ha scritto romanzi, thriller, saggi e pamphlet pubblicati da varie Case editrici italiane e francesi, e innumerevoli articoli su temi vari per le più importanti testate giornalistiche di entrambi i paesi. Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il premio Pergamene Pirandello XIV edizione del Pirandello Stable Festival 2015, il Premio Costabianca-XXXVI, il Premio Letterario Internazionale Itinerante World Literary Prize nel 2015 e il prestigioso Premio Telamone nel 2014.

Informazioni aggiuntive

Autore

Genere

Collana

Pagine

Formato

ISBN

Anno

1 recensione per L’arma del potere – Perversioni e corruzione in parlamento

  1. Enzo Sardo

    Tra i volumi di Schembri uno di questi, dal titolo L’arma del potere, è stato pubblicato in Italia nel marzo del 2019 dal gruppo Armando Curcio Editore ed è stato presentato da me in data 26 luglio presso la torre di Carlo V in Porto Empedocle ed in data 8 agosto a Favara nei locali della Farm Cultural Park.
    Trattasi di un romanzo socio politico ambientato nella nostra Italia ed in due grandi città della vecchia Europa precisamente Bruxelles e Ginevra, in un periodo compreso tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta. Nel volume lo scrittore, con maestria, riesce ad evidenziare tutte le corruttele politiche affaristiche di quel periodo storico mettendo a nudo le difficoltà e la spregiudicatezza di alcuni politici del Sud Italia che volevano raggiungere la gestione del potere a qualsiasi costo e con metodi poco ortodossi e nel loro percorso non hanno avuto timore a sistemare i loro figli nei vari Ministeri (vedi Giovanni figlio del Senatore Pellegrino che dopo un periodo turbolento fu impiegato presso il Ministero del Turismo). Pascal descrive politici che per mantenere il loro potere utilizzano donne, travestiti, vizi, omicidi e anche un uomo dei servizi segreti, un colonnello, che chiama Artusi, che invece di servire lo Stato si mette a servizio di alcuni politici (l’invisibile) per mantenere l’ordine precostituito. Non solo ma evidenzia la storia di un prelato – padre Gerolamo – che dopo un periodo, non molto edificante, vissuto in Vaticano, dove gli veniva chiesto “di creare identità e tacere”, si trasferisce in Africa per espiare le sue colpe, dove incontra un frate di nome Marcello al quale racconta: “Dopo venticinque anni di tutt’altro che stimata carriera non ne ho potuto più. Ho sentito il fallimento aleggiarmi sul collo. Non solo non sognavo il Cristo, ma ne ero lontano anni luce! Ci ho pensato, ci ho sofferto, … finché ho deciso che se avessi voluto riavvicinarmi alla vocazione iniziale avrei dovuto espiare i peccati che per obbedienza o costrizione avevo commesso per tutto quel tempo”.
    Pascal termina il suo libro facendo coincidere la fine della prima Repubblica con la partecipazione parziale della giustizia; infatti Pierre dice al colonnello Artusi: “Sai che c’è nell’aria una certa idea di rinnovamento, una prospettiva di – cambiare tutto perché niente cambi, – una rivoluzione che sposti gli orizzonti del potere attraverso la Giustizia …”.
    Forse l’ipotesi letteraria narrata da Pascal, nella realtà, sarà stata vera? O forse sarà stata una invenzione dei maldicenti?
    Di sicuro posso affermare che in Sicilia sono stati trucidati tanti magistrati e uomini della sicurezza per garantire libertà e democrazia ed attualmente molti di loro vivono blindati per continuare ad assicurare a tutti noi serenità e prosperità.
    Credo che l’autore, nel suo vigoroso romanzo, con il suo delicato intreccio di rapporti tra persone che, a vario titolo, dovrebbero governare il popolo, si inserisce in quel solco della letteratura italiana tracciato da Leonardo Sciascia, (il giallo) ossia il racconto di alcuni fatti molto complessi per denunciare malaffare e corruzione.
    Per tali motivi Schembri, con questo volume, da letterato si trasforma in intellettuale coraggioso e lungimirante in quanto racconta le storture socio politiche di un trentennio passato per evidenziare – pari, pari – le connessioni e le corruttele d’una piccola parte della classe dirigente di questo periodo storico.
    Ho voluto evidenziare la permanenza di Pascal a Parigi poiché ritengo che vivendo in quella città si acquista una maggiore libertà di analisi e quindi una maggiore capacità nella narrazione dei fatti che riescono ad esporre con maggiore coraggio e determinazione.
    E’ molto evidente che nel volume di Schembri la narrazione delle corruttele assume una funzione pedagogica in quanto esse servono per ricordare che la nostra Italia ha bisogno di essere amministrata da uomini capaci e moralmente corretti che devono farsi guidare da due principi: solidarietà e bene comune. Per cui ritengo che L’arma del potere nel prossimo futuro assumerà una dimensione molto importante in quanto questo volume costituisce un monito per tutti gli egoisti e i violenti.

    Enzo Sardo

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Descrizione

In un misterioso palazzo siciliano, tra il 1960 e il 1990, si consumano delitti e oscuri suicidi le cui insospettate radici e ripercussioni conducono ai corridoi del Parlamento italiano. Un filo rosso collega le morti a intrighi di mafia e politica, a vicende sentimentali in cui l’amore ha il sapore della vendetta e il sesso si rivela strumento di potere. Sullo sfondo degli ambienti politici nazionali tra gli anni del boom e la vigilia di Mani Pulite, in una visione cinica del malaffare imperante, cui nemmeno il Vaticano si sottrae, vittime e carnefici, vendicatori e giustiziati confondono impulsi morali e spregiudicatezza dando vita a un’allegoria di maschere che nascondono sempre la stessa faccia. La Giustizia appare come un valore strumentale, egoismo e avidità dominano l’agire umano mentre l’amore, pur soccombendo, rilancia il gioco e innalza la posta a dismisura. Chi è Paola N., la bella interprete parlamentare da cui tutti sono attratti? Che legami ci sono tra lei e le misteriose morti del “palazzo maledetto”? Chi veramente detiene il potere nel Belpaese e grazie a quali collusioni? Per quale ragione gli scandali annunciati finiscono insabbiati? Quanta autonomia possono conservare le forze dell’ordine in una nazione governata dalle nozze tra politica e crimine? Thriller giallorosa con risvolti gotico sentimentali, il romanzo di Pascal Schembri travalica i generi e mescola le carte sul piano narrativo rientrando in tutti i possibili schemi anziché sfuggirli. Il lieto fine agrodolce mette a nudo una società in cui il Bene trionfa sul Male rinunciando a buona parte dell’originale purezza.

AUTORE Nato a Realmonte (Ag), Pascal Schembri vive a Parigi da più di trent’anni. Talento incredibilmente prolifico, ha scritto romanzi, thriller, saggi e pamphlet pubblicati da varie Case editrici italiane e francesi, e innumerevoli articoli su temi vari per le più importanti testate giornalistiche di entrambi i paesi. Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il premio Pergamene Pirandello XIV edizione del Pirandello Stable Festival 2015, il Premio Costabianca-XXXVI, il Premio Letterario Internazionale Itinerante World Literary Prize nel 2015 e il prestigioso Premio Telamone nel 2014.

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  1. Enzo Sardo

    Tra i volumi di Schembri uno di questi, dal titolo L’arma del potere, è stato pubblicato in Italia nel marzo del 2019 dal gruppo Armando Curcio Editore ed è stato presentato da me in data 26 luglio presso la torre di Carlo V in Porto Empedocle ed in data 8 agosto a Favara nei locali della Farm Cultural Park.
    Trattasi di un romanzo socio politico ambientato nella nostra Italia ed in due grandi città della vecchia Europa precisamente Bruxelles e Ginevra, in un periodo compreso tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta. Nel volume lo scrittore, con maestria, riesce ad evidenziare tutte le corruttele politiche affaristiche di quel periodo storico mettendo a nudo le difficoltà e la spregiudicatezza di alcuni politici del Sud Italia che volevano raggiungere la gestione del potere a qualsiasi costo e con metodi poco ortodossi e nel loro percorso non hanno avuto timore a sistemare i loro figli nei vari Ministeri (vedi Giovanni figlio del Senatore Pellegrino che dopo un periodo turbolento fu impiegato presso il Ministero del Turismo). Pascal descrive politici che per mantenere il loro potere utilizzano donne, travestiti, vizi, omicidi e anche un uomo dei servizi segreti, un colonnello, che chiama Artusi, che invece di servire lo Stato si mette a servizio di alcuni politici (l’invisibile) per mantenere l’ordine precostituito. Non solo ma evidenzia la storia di un prelato – padre Gerolamo – che dopo un periodo, non molto edificante, vissuto in Vaticano, dove gli veniva chiesto “di creare identità e tacere”, si trasferisce in Africa per espiare le sue colpe, dove incontra un frate di nome Marcello al quale racconta: “Dopo venticinque anni di tutt’altro che stimata carriera non ne ho potuto più. Ho sentito il fallimento aleggiarmi sul collo. Non solo non sognavo il Cristo, ma ne ero lontano anni luce! Ci ho pensato, ci ho sofferto, … finché ho deciso che se avessi voluto riavvicinarmi alla vocazione iniziale avrei dovuto espiare i peccati che per obbedienza o costrizione avevo commesso per tutto quel tempo”.
    Pascal termina il suo libro facendo coincidere la fine della prima Repubblica con la partecipazione parziale della giustizia; infatti Pierre dice al colonnello Artusi: “Sai che c’è nell’aria una certa idea di rinnovamento, una prospettiva di – cambiare tutto perché niente cambi, – una rivoluzione che sposti gli orizzonti del potere attraverso la Giustizia …”.
    Forse l’ipotesi letteraria narrata da Pascal, nella realtà, sarà stata vera? O forse sarà stata una invenzione dei maldicenti?
    Di sicuro posso affermare che in Sicilia sono stati trucidati tanti magistrati e uomini della sicurezza per garantire libertà e democrazia ed attualmente molti di loro vivono blindati per continuare ad assicurare a tutti noi serenità e prosperità.
    Credo che l’autore, nel suo vigoroso romanzo, con il suo delicato intreccio di rapporti tra persone che, a vario titolo, dovrebbero governare il popolo, si inserisce in quel solco della letteratura italiana tracciato da Leonardo Sciascia, (il giallo) ossia il racconto di alcuni fatti molto complessi per denunciare malaffare e corruzione.
    Per tali motivi Schembri, con questo volume, da letterato si trasforma in intellettuale coraggioso e lungimirante in quanto racconta le storture socio politiche di un trentennio passato per evidenziare – pari, pari – le connessioni e le corruttele d’una piccola parte della classe dirigente di questo periodo storico.
    Ho voluto evidenziare la permanenza di Pascal a Parigi poiché ritengo che vivendo in quella città si acquista una maggiore libertà di analisi e quindi una maggiore capacità nella narrazione dei fatti che riescono ad esporre con maggiore coraggio e determinazione.
    E’ molto evidente che nel volume di Schembri la narrazione delle corruttele assume una funzione pedagogica in quanto esse servono per ricordare che la nostra Italia ha bisogno di essere amministrata da uomini capaci e moralmente corretti che devono farsi guidare da due principi: solidarietà e bene comune. Per cui ritengo che L’arma del potere nel prossimo futuro assumerà una dimensione molto importante in quanto questo volume costituisce un monito per tutti gli egoisti e i violenti.

    Enzo Sardo

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