Descrizione
Un’indagine profonda sulla materia umana. Dalle parole dell’autore: “Qui consegno i resti di un’operazione iconoclasta, temeraria e altera: ridurre testi di poesia, già tradotti, a pretesto e materia di una più alta demiurgia ri-creatrice. Mallarmeana celebrazione ardente del mestiere, edipica uccisione della mostruosità sacra del padre. Tutto questo e di più: il prodigio di Paracelso che brucia una rosa e la fa risorgere dalle sue ceneri fredde per virtù d’una parola detta a bassa voce. Cento poeti restituiti a se stessi attraverso il filtro divorante e trasfigurante della mia anima, sposa atterrita e affascinata del Verbo. E se fosse vero, a credere Nina Cassian, che riposeremo in eterno come un grande paio di occhiali severi e freddi sulla copertina d’un libro di favole, è sulla copertina di questo libro che vorrei riposare”.
Giuseppe Centore è nato a Capua il 16 aprile 1932. Sacerdote, già direttore del Museo Campano e dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose della stessa città, conta al suo attivo venti pubblicazioni in prosa e circa trenta in poesia. Notevoli, per quanto riguarda le composizioni poetiche, sono le rapsodie dedicate ai maestri della civiltà poetica del ‘900 e la trilogia Lettura poetica dell’ebraismo. Tradotto i spagnolo, russo, francese e rumeno è a sua volta traduttore del Cantico dei cantici, delle Poesie di S. Giovanni della Croce e del Cimitero marino di Valéry. La sua poesia è ritenuta “di indubbia risonanza universale” (Gherardo Del Colle) e “atteint à une ampleur et à une portée universailles” (René Mejéan).
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